Aprire la saracinesca del garage e fissare quell’automobile coperta da un telo fa spesso sorgere un dubbio pratico sui costi di mantenimento. Tenere ferma una vettura che si guida solo in poche occasioni speciali pesa sul bilancio familiare, soprattutto a causa della tassa di possesso annuale. Dal 2026 le regole del sistema tributario automobilistico si rinnovano, e il compimento di una determinata età del veicolo potrebbe azzerare o ridurre drasticamente questo costo fisso.
Quando una macchina supera il traguardo dei tre decenni, entra in una categoria fiscale privilegiata. I veicoli storici ultratrentennali godranno di un trattamento di assoluto favore. Se il mezzo viene custodito gelosamente e non utilizzato per la mobilità di tutti i giorni, il proprietario potrà beneficiare di una esenzione totale dal tributo. Qualora invece si decidesse di tirare fuori l’auto per un raduno o un giro domenicale, la spesa si limiterà a una tassa forfettaria di circolazione che oscilla tra i 25 e i 30 euro all’anno. Alcune delle nuove disposizioni introducono persino la possibilità di un bollo auto fisso di soli 10 euro per chi rispetta rigorosi criteri di conservazione dei componenti originali.
Per le vetture leggermente più giovani, nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 29 anni, il vantaggio si traduce in uno sconto nazionale del 50%. Bisogna prestare attenzione a un dettaglio fondamentale che molti appassionati trascurano al momento del calcolo. Non basta controllare l’anno di prima immatricolazione sul libretto di circolazione per smettere di pagare la tariffa intera. È obbligatorio possedere un documento specifico, ovvero il Certificato di rilevanza storica (spesso abbreviato in CRS), oppure l’iscrizione formale al Registro ACI Storico. Questo attestato certifica l’effettivo interesse collezionistico del mezzo escludendo i veicoli semplicemente vecchi o usurati. Senza questa pratica burocratica approvata, l’agevolazione non scatta.
Le altre modifiche per i proprietari
Le novità all’orizzonte non riguardano soltanto le vecchie glorie del volante. Le direttive in fase di definizione per il 2026 toccano diverse fasce di automobilisti:
- Auto nuove: Il pagamento dovrà avvenire in un’unica soluzione entro l’ultimo giorno del mese successivo all’immatricolazione (ad esempio, una vettura targata a gennaio pagherà entro fine febbraio), escludendo qualsiasi formula di rateizzazione.
- Variazioni regionali: Il panorama fiscale resta frammentato. In Emilia-Romagna si profila un rincaro del 10% generalizzato, mentre in altre zone d’Italia potrebbero essere confermati sconti fino al 15% per chi attiva il pagamento tramite domiciliazione bancaria.
- Agevolazioni extra: I collezionisti certificati vedranno ridursi anche l’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT) a circa 51,65 euro per i passaggi di proprietà dei mezzi oltre i trent’anni, potendo inoltre accedere a polizze RC auto dedicate che partono da circa 100 euro annui.
Rimane invece confermata la linea dura sul Superbollo, che non prevede alcuna esenzione legata all’età del motore e dovrà essere versato per intero dai proprietari delle auto ad alte prestazioni.
Chi possiede un modello dal potenziale interesse storico dovrebbe attivarsi con largo anticipo. Ottenere le certificazioni richiede tempo per le ispezioni tecniche e per l’analisi della documentazione fotografica da parte degli esperti. L’applicazione definitiva di queste misure dipenderà dalle imminenti ratifiche parlamentari e dai recepimenti delle singole Regioni, le quali mantengono autonomia sulle aliquote finali. Contattare preventivamente l’ufficio provinciale dell’ACI o consultare il portale della propria amministrazione locale permette di chiarire la propria posizione contabile, evitando di versare per intero un tributo su un oggetto che merita di essere tutelato come un vero e proprio pezzo di storia del design industriale.




