Sedersi a tavolino per organizzare il passaggio della casa di famiglia o dei propri risparmi ai figli è un momento delicato, spesso rimandato per scaramanzia o timore della burocrazia. Eppure, le recenti novità normative rendono questa pianificazione più urgente che mai. Dal primo gennaio 2025, il Decreto Legislativo 139/2024 ha ridisegnato le regole sui trasferimenti di ricchezza, portando cambiamenti significativi che possono alleggerire il carico fiscale o generare conti inaspettatamente salati per gli eredi impreparati.
Cosa cambia con l’addio al coacervo
La novità più rivoluzionaria per i contribuenti è l’eliminazione del cosiddetto coacervo, una regola tecnica che univa fittiziamente i calcoli del passato e del presente. Fino a poco tempo fa, il fisco sommava il valore delle donazioni ricevute in vita con i beni lasciati al momento del decesso. Ora i due calcoli viaggiano su binari completamente separati.
Questo si traduce nella possibilità di sfruttare franchigie “doppie”. Un genitore, ad esempio, può donare in vita fino a un milione di euro senza pagare imposte, per poi lasciare un altro milione esentasse al momento della successione, garantendo al figlio una copertura fiscale totale di 2 milioni di euro.
Chi rischia di pagare di più
Se la separazione tra donazioni e lasciti avvantaggia i parenti stretti, altri soggetti rischiano di veder lievitare le spese. A pagare il prezzo più alto saranno gli eredi che si trovano a gestire patrimoni complessi e non pianificati, specialmente quando figurano immobili distribuiti tra più eredi, quote societarie o fondi d’investimento frammentati.
L’impatto fiscale diventa inoltre molto più rigido man mano che il grado di parentela si allontana, richiedendo un’attenta valutazione preventiva.
| Beneficiari | Franchigia per erede | Aliquota oltre franchigia |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta | 1.000.000 € | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € | 6% |
| Altri parenti, affini e terzi | 10.000 € o nessuna | 6-8% |
Arte, gioielli e l’insidia dell’autoliquidazione
Chi riceve in eredità oggetti di valore deve prestare la massima attenzione alle nuove procedure burocratiche. La normativa introduce il meccanismo dell’autoliquidazione, obbligando i cittadini a calcolare e versare in autonomia le somme dovute tramite i nuovi modelli di dichiarazione. Una distrazione nella ricostruzione delle donazioni pregresse o un errore di calcolo possono tradursi rapidamente in more e sanzioni.
Per la mobilia e i gioielli, la legge prevede generalmente una valutazione forfettaria pari al 10% dell’intero asse ereditario netto. Se si ritiene che i propri beni valgano meno, è indispensabile procedere tempestivamente con un inventario analitico redatto da un professionista. Fare stime approssimative al ribasso sul collezionismo per cercare di abbassare le tasse è un forte azzardo, poiché le dichiarazioni palesemente non realistiche innescano facilmente accertamenti.
Un’eccezione di grande rilevanza riguarda i beni culturali vincolati dal Ministero. Se il vincolo storico o artistico è stato apposto prima dell’apertura della successione e vengono rispettati gli obblighi di conservazione, queste opere sono totalmente escluse dall’attivo ereditario.
Sconti fiscali e azioni pratiche
Il legislatore ha previsto un paracadute per i patrimoni colpiti da lutti ravvicinati. Se gli stessi beni sono stati oggetto di un’altra successione o donazione recente, l’imposta si riduce di un decimo per ogni anno trascorso (ad esempio, si ottiene uno sconto del 50% dopo un solo anno e del 40% dopo due).
Per tutelare i propri cari, l’azione più saggia è analizzare il patrimonio con largo anticipo. Richiedere perizie asseverate per stimare il valore commerciale effettivo degli oggetti speciali, verificare l’esistenza di vincoli storici e separare strategicamente le donazioni in vita dalle disposizioni testamentarie sono accortezze fondamentali. Organizzare tutto questo oggi significa garantire un passaggio di consegne sereno, mettendo al riparo la famiglia da imprevisti e tensioni.




