Aprire la cassetta della posta, estrarre la bolletta della luce e scorrere le voci di spesa è un gesto che accomuna milioni di famiglie italiane. Tra i vari costi fissi e i consumi legati all’energia, c’è una riga che richiede particolare attenzione e che spesso genera dubbi. Dal 2026, l’importo richiesto per finanziare il servizio pubblico televisivo subisce un riassetto, tornando a cifre standard dopo le recenti fluttuazioni. La Legge di Bilancio ha infatti ripristinato le condizioni classiche, annullando lo sconto temporaneo visto negli ultimi tempi.
Come si calcola il nuovo importo
Il totale dovuto per l’anno ammonta a 90 euro annui, una cifra calcolata una sola volta per ogni nucleo familiare anagrafico. Questo significa che, a prescindere dal numero di televisori presenti sotto lo stesso tetto, la spesa rimane invariata purché i membri della famiglia abbiano la residenza nella medesima abitazione.
Chi si occupa quotidianamente dell’amministrazione domestica sa bene che la rateizzazione aiuta a gestire meglio il budget. L’addebito avviene automaticamente in dieci rate da 9 euro ciascuna, distribuite mensilmente da gennaio a ottobre. Per chi riceve fatture bimestrali, l’importo addebitato sarà di 18 euro a bolletta. Viene quindi archiviata la parentesi del 2024, quando la quota era temporaneamente scesa a 70 euro.
Le modalità di versamento
La regola generale prevede l’inserimento diretto nella fattura dell’energia elettrica per tutti gli intestatari di un’utenza domestica residente. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate, l’ente che supervisiona la riscossione dei tributi, stabilisce percorsi precisi per chi esce da questo schema.
Se possiedi un televisore ma non hai un’utenza elettrica intestata (ad esempio se sei in affitto e le bollette sono a nome del proprietario), dovrai procedere al pagamento tramite modello F24 entro il 31 gennaio. Le seconde case, invece, non sono soggette a un doppio addebito se il titolare del contratto paga regolarmente per l’abitazione principale.
Requisiti per l’esenzione e scadenze
Non tutti sono obbligati a sostenere questa spesa. La normativa specifica che il pagamento è legato al possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione del segnale radiotelevisivo. I vecchi schermi puramente analogici o i monitor utilizzati esclusivamente per la navigazione internet, privi del cosiddetto sintonizzatore o tuner TV, non rientrano nella tassazione.
Per richiedere la disdetta ed evitare l’addebito in bolletta, la scadenza chiave è il 31 gennaio di ogni anno. Se non possiedi alcun televisore, devi inviare un’apposita dichiarazione sostitutiva tramite il portale telematico ufficiale. I consulenti fiscali suggeriscono sempre di conservare con cura la ricevuta di protocollo telematico per risolvere rapidamente eventuali disguidi burocratici nei mesi successivi.
Gli incentivi per i nuovi dispositivi
Sebbene non riducano il costo in bolletta, esistono agevolazioni governative pensate per agevolare il passaggio alle nuove tecnologie di trasmissione. Il Bonus TV offre un incentivo fino a 100 euro per l’acquisto di apparecchi o decoder compatibili con lo standard DVB-T2 HEVC Main10, un’opportunità riservata ai nuclei con un ISEE pari o inferiore a 20.000 euro.
Parallelamente, il Bonus rottamazione TV riconosce uno sconto del 20% (sempre fino a un massimo di 100 euro) a chi consegna in un centro di raccolta un vecchio televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018. Questa seconda misura non prevede limiti di reddito e, a determinate condizioni, può essere cumulata con il primo incentivo.
Controllare con attenzione le prime fatture dell’anno è la strategia più efficace per verificare la correttezza degli importi. Se ritieni di avere diritto a un’esenzione, segnare in rosso la scadenza di fine gennaio sul calendario ti permetterà di regolarizzare la tua posizione in tempo utile, evitando esborsi non dovuti con una semplice procedura online.




